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“Cibo OGM? No grazie”:
dal biologico il logo per una campagna nazionale
Il
richiamo allo storico logo della battaglia contro il nucleare è
chiaramente voluto.
Qui, però, il sole è diventato un pomodoro che ride, incorniciato
dalla scritta “Cibo OGM? No grazie” per il logo di una massiccia
campagna nazionale contro il cibo ottenuto con uso di organismi geneticamente
modificati riprodotto su spillette, locandine, adesivi e gadget vari.
La campagna, promossa in Italia dal settore del biologico, intende rimarcare
un concetto: il prodotto bio è già di per sé privo
di Ogm, è stata presentata oggi al Sana di Bologna dalla giornalista
Tessa Gelisio, conduttrice del programma Mediaset Pianeta
Mare, da sempre impegnata nelle battaglie in difesa dell’ambiente
e Marco Columbro, volto conosciutissimo del panorama
televisivo italiano.
L’iniziativa promossa da AIAB - Associazione
Italiana Agricoltura Biologica (concessionario e gestore del marchio)
in collaborazione Baule Volante, Ecor, ICEA - Istituto per la Certificazione
Etica e Ambientale, Legambiente, Naturasì, Ecocomunicazione,
Cucina Naturale, AAM Terranova è aperta all’adesione di
tutti, con estrema libertà di uso del logo: dalle associazioni
ai produttori, dalla grande distribuzione ai negozi specializzati, dagli
enti di certificazione ai consumatori. Non a caso tra i primi aderenti
e sostenitori l’intera Coalizione “Liberi da Ogm”,
politicamente trasversale, e che riunisce una lunghissima serie di soggetti
agricoli, ambientalisti, consumatori, sindacali, assessorati regionali,
L’obiettivo a monte: promuovere un’alimentazione
libera da Ogm e che dunque preservi le tradizioni alimentari e gastronomiche
italiane.
“La campagna che viene promossa oggi
qui al Sana”, commenta Andrea Ferrante, presidente di Aiab, “è
l’espressione di tutto quel grande fronte che in Italia non vuole
gli Ogm nelle proprie campagne e nelle proprie tavole. Dobbiamo ricordare,
infatti che ad oggi sono ben a 1806 i comuni italiani che hanno approvato
delibere per proteggere il proprio territorio dalle contaminazioni da
biotech insieme a 27 province, 24 comunità montane e a quattordici
regioni che hanno adottato o stanno per adottare provvedimenti per dichiarare
il proprio territorio libero da Ogm.”
I promotori della campagna “Cibo OGM?
No grazie” ricordano alcuni elementi essenziali che spiegano perché
il mondo del biologico è per sua stessa natura, tra i maggiori
oppositori agli OGM.
- Sull’etichetta dei prodotti
biologici non è possibile scrivere “OGM free”,
perché tale caratteristica è già definita per
legge nel termine “agricoltura biologica”. Le norme
che regolano a livello europeo e mondiale la commercializzazione
dei prodotti biologici, infatti, vietano l’impiego di OGM
e loro derivati nel corso dell’intero ciclo produttivo, dalla
produzione agricola fino ai laboratori di trasformazione degli alimenti.
- Il biologico rifiuta gli OGM non
solo per una questione di sicurezza alimentare, richiamandosi ad
un opportuno principio di precauzione, ma anche per evitare la standardizzazione
e la perdita di identità dei prodotti e tutelare la biodiversità
dell’intero ecosistema.
- Non è vero, come molti
sostengono che solo grazie all’uso degli OGM è possibile
ridurre l’impiego di antiparassitari in agricoltura: il metodo
biologico, dopo anni di esperienza, si è dimostrato assolutamente
efficace per garantire un prodotto sano, senza l’uso di fitofarmaci
o di altri prodotti di sintesi. E per garantire , grazie al controllo
e certificazione, un prodotto “più sicuro” perché
senza OGM.
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