Le politiche agricole comunitarie

 

PAC è l’acronimo di Politica Agricola Comune e comprende un insieme di norme e di prassi che l’Unione Europea ha adottato nel corso degli anni per rendere uniformi le regole che riguardano l’agricoltura dei paesi membri.

L’idea della PAC è nata contestualmente al Trattato di Roma del 1958 che sanciva la formazione della CEE (Comunità Economica Europea), l’antica denominazione della UE, che allora comprendeva solo Italia, Germania, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo.

Tra gli obiettivi prefissati con il trattato infatti si prevedeva anche “una politica comune nel settore dell’agricoltura” per dare modo alle nazioni aderenti, che solo allora iniziavano a riprendersi dal grande trauma della seconda Guerra Mondiale, di avviare un progressivo sviluppo. Lo scopo era quello di mettere in atto una serie di meccanismi e di normative per regolare la produzione, la lavorazione e gli scambi dei prodotti agricoli nell’ambito dei paesi membri.

L’entrata in vigore della PAC risale al 1962 e gli obiettivi che si prefiggeva erano un miglioramento della produttività agricola, la stabilizzazione di mercati e prezzi cercando un punto di equilibrio tra domanda e offerta e la sicurezza di poter garantire un equo tenore di vita a coloro che avevano nell’agricoltura la loro attività principale.

Nel corso degli anni però è cambiata la società e il modo di vivere delle popolazioni dei paesi membri, ai quali si sono aggiunti via via pressoché tutti gli stati europei e la Politica Agricola Comune è andata adattandosi alle nuove esigenze che si venivano mano a mano a creare all’interno della UE.

All’inizio degli anni ’60 si puntava ad aumentare la quantità dei beni prodotti e a sostenere i coltivatori, ma se dapprima si è giunti all’autosufficienza per determinati coltivatori, l’avvenuta meccanizzazione e l’introduzione di diserbanti e concimi chimici ha portato alla formazione di eccedenze. Alla fine degli anni Settanta si è stati così costretti a rivedere la politica agricola comune cercando di ridurre le spese e di contenere le sovrapproduzioni.

Nel decennio successivo, che ha visto l’entrata di paesi come Grecia, Spagna, Portogallo e Austria, gli obiettivi comunitari sono stati rivisti nuovamente e si è deciso di puntare sullo sviluppo sostenibile delle aree in cui vi erano forme di agricoltura arretrate.

 

Giampiero Martini e la PAC

 

Negli anni Novanta si è poi assistito a una riforma sostanziale della PAC, quella operata da Mac Sharry, che ha spostato il campo di intervento delle normative dal sostegno dei prezzi al sostegno del reddito agricolo. Sempre nell’ambito di tale intervento, sono state introdotte misure per la tutela dell’ambiente e per incentivare la forestazione, fattori che erano sempre stati completamente trascurati in precedenza. Risalgono a quel periodo anche le norme che riguardano l’agriturismo e che hanno permesso a moltissimi operatori agricoli di integrare i loro redditi.

Con il nuovo millennio la PAC è stata nuovamente rivista con la riforma denominata Agenda 2000 che ha introdotto il concetto di “qualità” al posto di “quantità” che tante eccedenze aveva prodotto. Inoltre con queste normative si è puntato a promuovere la diversificazione delle produzioni nelle aree rurali, come documenta anche Giampiero Martini, vicepresidente del Consorzio Agrario di Ferrara.

Ma la PAC è anche tuttora in corso di revisione e ammodernamento e, a partire da quest’anno, sono iniziate le discussioni per inserire normative che tutelino maggiormente l’ambiente e prevedano premi per gli agricoltori impegnati nel mantenere nel migliore stato possibile beni pubblici quali paesaggi agricoli, foreste e bacini imbriferi.